
Durante
la gravidanza, la donna portatrice sana di emofilia può sottoporsi
a una diagnosi prenatale precoce (8-10° settimana di gestazione)
per accertare se il nascituro sarà o meno emofilico.
Nel caso di una gravidanza gemellare, se i gemelli sono maschi omozigoti
(cioè identici) ed hanno ereditato la malattia, saranno entrambi
emofilici; se sono maschi eterozigoti (cioè non identici) possono
o meno essere emofilici, dipende da quale gene hanno ereditato dalla
madre. (vedi anche "Come
viene trasmessa l'emofilia")
Il rischio di aborto spontaneo per i bambini emofilici non è
superiore a quello che si riscontra per i bambini non emofilici.
Il parto per via naturale non comporta alcun tipo di problema, né
per la madre né per il bambino: l'utero e il liquido amniotico
forniscono una protezione perfetta, ed un normale parto per via vaginale
avviene in modo graduale, cosicché sia i tessuti della madre
che quelli del bambino possono adattarsi senza che si producano lesioni.
Il parto cesareo è indicato solamente quando si presentano
particolari difficoltà durante il parto.
Al momento della nascita è possibile effettuare un prelievo
di sangue dal cordone ombelicale da inviare al Centro Emofilia per
diagnosticare se il neonato è affetto da emofilia A.
La
diagnosi
Se in famiglia non ci sono casi di emofilia, la diagnosi di emofilia
non viene effettuata al momento della nascita: probabilmente ciò
avverrà quando il bambino, intorno all'anno di vita incominciando
a camminare, potrà avere le prime manifestazioni emorragiche.
Quando si presentano emorragie frequenti è bene ricorrere
ad un centro per l'emofilia dove i test per la coagulazione indicheranno
se il bambino è affetto e da quale tipo di emofilia. (vedi
anche "La gravità
dell'emofilia")
E' necessario conoscere il livello residuo di fattore VIII o IX
perché da questa quantità residua dipenderà
l'entità dei sintomi emorragici ed il tipo di terapia da
seguire per controllare gli episodi emorragici.
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